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 2010: Storia

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I sessanta anni del PEDALE OPITERGINO sono all’insegna della promozione dell’attività ciclistica.

Un impegno che si concretizza nei settori giovanili (oltre 50 ragazzi di età compresa tra i 6 e i 13 anni) e nel cicloturismo, senza contare l’aspetto organizzativo che vede il Pedale Opitergino impegnato nella realizzazione di importanti

manifestazioni, quali la Oderzo Falcade Oderzo, da qualche anno vissuta in due tappe e che per questo 2005 presenta la

novità, inserita il pomeriggio della prima tappa, del brevetto San Pellegrino.



 

 

 

Da una costola della UNIONE SPORTIVA OPITERGINA nasce, nel 1946 per iniziativa di Massimo Princivalli, il Pedale Opitergino.

L’attività scorre normalmente sino al 1962, quando venne eletto alla presidenza Ferdinando Pascon. Sotto la guida del

maestro Pascon, durata ben 25 anni, il Pedale Opitergino cresce sia sotto l’aspetto degli iscritti che dei risultati.

Ma l’impronta principale di Pascon viene lasciata nella formazione sportiva e nella cultura dello sport, messaggi lanciati in particolare al mondo dei giovani. Dopo Pascon alla presidenza di insediò Aldo Costariol, il quale proseguì e migliorò l’opera del predecessore. Con Costariol, infatti, crebbero atleti come Alan Polotto, Alessio Cancelier, Matteo Ghiotto e Sauro

Bembo; più recentemente talenti come Marchetti, Martin e Zaia hanno portato in alto l’onore del Pedale Opitergino.

La presentazione per il 2005 è stata celebrata in Piazza Granda, nella città del Pedale, nello scenario incastonato tra il Duomo e le architetture venete che richiamano appassionati e cultori di costruzioni della nostra zona.

Il gruppo del presidente Minello anche per questo 2005 è numeroso, ricco di personaggi di ogni età che arricchiscono la

memoria del Pedale, ormai prossimo ai sessanta anni e quindi carico di esperienza per almeno tre generazioni.

Monsignor Dametto, con la consueta e, se possibile ancor più dolce bonarietà, ha benedetto ragazzi, uomini e mezzi,

augurando un 2005 buono sia per i risultati e, ovvio quanto importante, sia per lo spirito.

Minello ha qualche motivo in più per rimanere alla poltrona del Pedale. Il presidente onorario Costariol, memoria storica e organizzatore infaticabile, gli garantisce la conoscenza tra i mille rivoli burocratici per continuare nella gestione del gioiello di famiglia, la Oderzo Falcade Oderzo che l’altro vice, Luigino Borsoi, manda avanti con l’energia e l’entusiasmo di un

ragazzino. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: per il 6 anno consecutivo il Pedale Opitergino indossa la maglia di campione regionale e Ilario Dal Pozzo, ciclista blasonato da oltre 50 anni fasciato nella maglia rossoblu insignito, proprio in questi

giorni, con la fronda d’oro, un riconoscimento di cui? tutto il Pedale va fiero.

L’attività agonistica è ovviamente un altro aspetto importante della vita societaria del gruppo di Minello, con le squadre di giovanissimi, esordienti e allievi sempre sulla breccia e dalle quali ci si attende il solito ricco bottino di risultati grazie al

contributo di direttori sportivi e accompagnatori cui Minello ha piena fiducia.

A proposito di gioielli di famiglia, il Pedale da qualche giorno è più ricco.

Nel complesso Turroni proprio monsignor Dametto ha riservato alcune stanze, belle e di apprezzabile manifattura antica, al fine di dotare il Pedale Opitergino della nuova sede.

Per l’inaugurazione, avvenuta con il sindaco Puiatti e l’assessore allo sport Lorenzon, Minello e soci hanno lustrato l’argenteria di famiglia, costituita da infiniti trofei, coppe, targhe, gagliardetti e foto di quasi 60 anni di storia del Pedale Opitergino. Tra i pezzi più ammirati, ma l’esposizione è ancora parziale visto il poco tempo intercorso dalla disponibilità dei locali alla sistemazione e all’esposizione dei pezzi, un gagliardetto polacco e un DIPLOMU di partecipazione a un raduno? in Istria, quando (anni 70) la trasferta rappresentava l’incontro con un altro mondo. Le memorie storiche, affidate a un numero sconfinato di fotografie, sono immense.

Parere personale. Più che una sede, un museo: vale una visita.

 




 
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